Giovani e politica: mondi distanti?

mercoledì 28 ottobre 2009 0 commenti
Ho deciso di pubblicare la presentazione al progetto di Paolo Gruni sulla politica dei giovani (e non) a Prato, spero che col tempo possa diventare un progetto di punta del giornale.


          Giovani e politica: mondi distanti?

Sono un diciassettenne, frequento la quarta superiore e come molti dei miei coetanei presto avrò il diritto votare. Io mi sono sempre interessato di politica, forse perché sono cresciuto in un ambiente intellettualmente stimolante, o forse per protesta contro un ambiente che non mi stimolava affatto. Comunque so per chi voterò, ho delle idee in cui credere che si sposano con la mia coscienza e che abbracciano i valori con cui sono stato educato. Il compito del politico è però confrontare le proprie idee e i propri valori con quelli delle persone che gli stanno vicino, imparando e insegnando nello stesso momento. Troppe volte, nel tentativo di discutere temi considerati “alti” mi sono scontrato con disinteresse, o peggio, con inconsapevolezza. Chiunque, a cui potrei chiedere commenti sull’aborto, sull’omosessualità, sull’immigrazione, mi risponderebbe in modo coerente con quelli che sono i valori in cui crede e con la sua concezione di giusto e sbagliato. Ciò nonostante una gran parte delle persone con cui ho parlato, ancora non hanno ricavato dai propri pensieri una posizione politica, oppure si dichiarano di una parte politica in contrasto con i loro pensieri; quando parlo di “parte politica” non mi riferisco ai partiti, divenuti per nostra sfortuna più importanti delle persone, bensì all’idea di giustizia che ciascuno ha, alla capacità di valutare gli avvenimenti senza badare alle bandiere. Il punto diventa allora: “Da cosa derivano queste opinioni?” oppure “Da cosa deriva un completo o parziale disinteresse?” Noi, come i nostri padri e i nostri nonni prima di loro, stiamo maturando, la differenza è però che il mondo politico di oggi è contemporaneamente distante e oppressivo. Bombardati in continuazione di nomi, leggi e interpretazioni partitiche, sentiamo sul collo il fiato di quella che molti hanno definito “la casta”, che resta però un’ombra giudicabile, ma intoccabile. Diceva Giorgio Gaber in una sua canzone: “La politica è schifosa, e fa male alla pelle”, forse questo potrebbe essere un motivo di distacco dal mondo politico. Io credo però che il contrasto tra i giovani e gli amministratori dello stato, o meglio, tra i giovani e lo stato, vada cercato proprio nell’incapacità di poter dire che la politica fa schifo, nell’incapacità di poter dire della politica qualsiasi cosa. Guardiamo impotenti queste figure giocare con la vita comune e il problema è che questa impotenza per molti, non è motivo di incazzatura. Sempre Gaber diceva: “Vorrei essere libero, libero come un uomo […] che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare, e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.” È dunque vero che la libertà oggi consiste nel chiamarsi fuori? Credo che nessuno di voi, accusato di essere ignavo, non si risentirebbe, eppure l’ignavia silenziosa, se non viene smascherata, continua a essere un modello. Quando però la dignità reagisce, troppo spesso ci si ferma ad una visione superficiale delle ideologie. Non sentitevi aggrediti da queste mie parole, naturalmente l’ ignavia e la superficialità prima descritte si riferiscono al rapporto con la politica, tema unico fino a adesso di questo articolo e, soprattutto, sono l’analisi non verificata fatta da uno studente e scaturita da una parte della sua esperienza. Secondo il mio punto di vista il disinteresse è un modo negativo di affrontare la politica ma qualche “disinteressato convinto” forse ha motivi più validi dei miei per sostenere la sua prospettiva. Riflettendo su questo tema mi sono chiesto: “Quanto è diffuso questo fenomeno? Quanti giovani non sono in grado di schierarsi? Quanti giovani si schierano senza sapere cosa comporta lo schierarsi con una determinata parte? Quanti hanno una visuale ristretta o nulla sul mondo politico?” Da queste domande è nata un’idea che già da un po’ di tempo frulla nella mia testa, girare un documentario per trovare, attraverso il contatto con la gente, una risposta ai miei quesiti e, speriamo, per dimostrare che ho torto marcio. Esatto, non spero affatto di avere ragione, se davvero i licei, culle dell’educazione e della formazione, straripassero di inconsapevolezza, saremmo di fronte ad un orizzonte piuttosto grigio. La ricerca, sia per i mezzi limitati, sia per scelta, per farvela sentire più vicina, sarà svolta sulla realtà pratese, saranno intervistate personalità importanti della attuale scena politica di Prato, ma assessori, consiglieri comunali, e, se mi sarà possibile, il sindaco, saranno solo comparse, personaggi marginali di questo documentario che sto progettando, in cui i veri protagonisti saranno i ragazzi come voi e come me, che stanno maturando nella ricerca o nel disinteresse di un identità politica. Quindi se un giorno passeggiando per il centro, incontrerete un tipo strano, con una telecamera e un quaderno su cui prendere appunti, molto probabilmente sarò io. Per fortuna o purtroppo ci sono delle leggi molto severe che riguardano le riprese di minorenni, perciò, nel lavoro finale, i vostri volti dovranno esseri oscurati, spero che la consapevolezza di essere irriconoscibili vi spingerà a dire ciò che pensate senza preoccupazioni; senza la paura di essere giudicati che troppo spesso ci influenza. Sul giornalino svolgerò un resoconto delle ricerche, gli interessati potranno leggere i risultati delle interviste, quelli annoiati da questi temi, potranno leggere le disavventure che spero mi capitino, dai litigi con gli assessori alle scaramucce con intervistati indisposti. Questo è un progetto in cui metterò molto impegno, se qualcuno avesse voglia di unirsi ad una inesperta e impacciata troupe di giornalisti, sarà sicuramente di aiuto e, sinceramente, sono convinto che potrebbe rivelarsi un’esperienza divertente. Cosa può avermi spinto ad organizzare la realizzazione di un documentario? Cosa (mi auguro) spingerà qualcuno a unirsi a me? Magari, come direbbe un mio compagno di classe, “C’ho le bombe”; può darsi invece che sia animato dalla volontà di informare e verificare idee che altrimenti darebbero vita solo a discussioni sorde, per lo stesso stimolo che spinge un bambino a confessare istintivamente un misfatto.

Per chi è davvero interessato a collaborare, questa è la mia e-mail: gruni.paolo@gmail.com

Ever dream this man?

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In Rete ormai non si parla d'altro.
Un volto, quasi inconsciamente familiare, si affaccia dalla più frivola testata giornalistica al più autorevole quotidiano.
Il mistero inesplicabile del cosiddetto "Uomo dei Sogni".
Riassumiamo brevemente la storia del fantomatico personaggio:
Nel 2006, uno psicologo, durante una seduta, fece fare ad una sua paziente uno schizzo della persona che a quanto pare la visitava ogni notte per darle parole di conforto. Il disegno fu mantenuto sulla scrivania del dottore fino a che altre due pazienti non riscontrarono familiarità con lo stesso volto. Lo psicologo, incuriosito, inviò l'immagine a dei suoi colleghi. Ne risultò che in 4 anni oltre 2000 persone avevano sognato, almeno una volta, quel misterioso individuo.
L'immagine, come un tormentone (un "meme", per i più smaliziati della Rete) ha iniziato a troneggiare da ogni palo della luce, da ogni albero, cassetta della posta e portone delle città più importanti del mondo.
Il sito, thisman.org, è stracolmo di testimonianze e schizzi vari.
Ok, ammetto che all'inizio mi sono scervellato anche io in varie interpretazioni. Ero giunto a conclusioni ben ampie su una possibile congiunzione di caratteri somatici comuni insiti nella psiche umana e altre cagate da sega mentale... quando mi sono reso conto che questa era la tipica tattica del Viral Marketing.
Entriamo nel dettaglio: il Viral Marketing non è altro che una strategia di mercato (ma anche per altri scopi) che prevede di creare un "tormentone", qualcosa che ricorra spesso, e si affacci facilmente alla memoria di chi lo osserva, per poter raggiungere uno scopo: caso famoso è quello di Aladygma, presunto seguito di Cloverfield.
Ma come dimostrarlo? Niente di più semplice.
In Rete tutto deve essere pubblico, anche i dati di chi registra un dominio (ovvero il nome per un sito).
Il servizio "whois" fornito gratuitamente da innumerevoli siti permette di scoprire varie informazioni su chi ha registrato il dominio. Io ho semplicemente cercato "thisman.org" su http://whois.domaintools.com e... Bè, guardate da soli. I nodi vengono al pettine [cit.].
Voglio però rivolgere la vostra attenzione su un solo particolare, ovvero l'indirizzo email del registratario: "@guerrigliamarketing.it". Per quanto qualsiasi parola possa essere futile a questo punto, voglio cercare di indagare sullo scopo di questo "tormentone". Per quanto mi riguarda, è oscuro. Posso solo dire che la diffusione planetaria è REALE e pericolosa: innanzitutto perchè si vengono a creare autoconvincimenti di massa, ovvero persone convinte di sognarlo davvero questo tizio, ma poi entrano in gioco i casi più gravi, ovvero psicosi da persecuzione, schizofrenia, suicidio.
NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA.
Se osserviamo l'immagine notiamo subito che ha qualcosa che istintivamente è repulsivo... Ed invito chiunque legga questo articolo a guardarla il meno possibile, in quanto può essere dannoso se si è troppo impressionabili.
La mente gioca brutti scherzi a volte. Seguiranno aggiornamenti sul caso. Intanto, lasciate a casa le teorie del complotto e tenetevi sull'allerta.

Pubblica Amministrazione e Open Source: matrimonio possibile?

martedì 27 ottobre 2009 3 commenti
In informatica, open source (termine inglese che significa sorgente aperto) indica un software i cui autori (più precisamente i detentori dei diritti) ne permettono, anzi ne favoriscono il libero studio e l'apporto di modifiche da parte di altri programmatori indipendenti. Questo è realizzato mediante l'applicazione di apposite licenze d'uso.

(da Wikipedia)

Riflettevo. Stavo come al solito pestando i soliti comandi sulla solita tastiera del solito netbook e mi sono chiesto: siamo continuamente a lamentarci che lo Stato fa sprechi, butta via i suoi (nostri) quattrini... Ma qualcuno ha mai preso seriamente in considerazione la questione dello spreco di soldi in ambito informatico?
Facendo un paio di ricerche, a quanto pare si.
C'è anche un ente (l'Osservatorio Open Source, divisione del Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione) che si occupa di sensibilizzare i comuni di tutta Italia all'utilizzo dell'Open Source.
Prima di snocciolare dati, mi sento di fare una premessa: con "spreco" intendo l'uso di software a pagamento che hanno controparti identiche (se non migliori) che non solo fanno uso di licenze che ne impongono la distribuzione gratuita (le cosiddette GNU General Public License) ma anzi incoraggiano l'utente finale a dare consigli agli sviluppatori SE NON a contribuire direttamente. Non ho intenzione di portare esempi tipo diretti di software proprietario, tanto mi sembra scontato... Chiusa parentesi.
Ho visionato i rapporti annuali del CNIPA, e i risultati sono a dir poco sbalorditivi.
Nel 2004 a quanto pare, su un totale di 484.441 macchine, se consideriamo che una licenza di, prendiamo un sistema operativo a caso, Windows, può aggirarsi dai 70 ai 100 euro... sono stati spesi all'incirca 36 MILIONI DI EURO PER UN GENERE DI SOFTWARE CHE SI PUO' TROVARE LIBERAMENTE DISTRIBUITO IN RETE (ancora, per citare un sistema operativo a caso, Linux, nelle sue tante versioni).
Nel 2009, dopo 5 intensi anni di lavoro da parte del CNIPA, a quanto pare il bilancio si è snellito, arrivando a "solo" 16 MILIONI DI EURO...
Ora, voglio fare/farvi/farmi una domanda... per quanto meno "user-friendly", meno rifinito dal punto di Vista grafico (la maiuscola non è casuale, e comunque questo è tutto da vedere...), meno facile da padroneggiare... ne vale la pena? Vale così tanto l'incompetenza degli impiegati comunali?
Ai posteri l'ardua sentenza.

Per maggiori informazioni:

Un po' di musica per voi

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Siccome, come diceva il grande Frank Zappa "parlare di musica è come ballare di architettura", abbiamo deciso di postare sul blog alcuni video musicali degli artisti e degli album di cui parliamo nel giornale.
Qui di seguito sono postate per voi due canzoni degli Elii ("Gimmi I." e "Fossi Figo") e tre di Eric Clapton ("Tears in Heaven", "Wonderful Tonight", eseguita con i Dire Straits, e "My Father's Eyes").









E i lodi vengono al pettine

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Vi riportiamo qui di seguito uno degli articoli de La Diagnosi (di Mattia Cavicchi) pubblicato sul numero di ottobre di Sintomi con una nota integrativa inedita.


          E i lodi vengono al pettine

“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.” Nell’orwelliana Fattoria degli Animali, una utopistica rivoluzione si concludeva con l’instaurarsi di una dittatura che, ai principi egualitari inizialmente propugnati dai ribelli, sostituiva questo comandamento supremo.

“La legge è uguale per tutti, è vero, ma per me è più uguale che per gli altri: mi ha votato la maggioranza degli italiani.” Nell’Italia dell’Anno Domini 2003, l’allora (e tuttora) premier Silvio Berlusconi, il 16 giugno, pronunciava queste parole, in risposta al presidente del tribunale in cui doveva essere giudicato quale imputato per il processo SME. Un nesso del genere basterebbe a giustificare l’attualità della seguente domanda: chi ricopre una carica pubblica può e deve essere giudicato al pari degli altri cittadini? Ma questo non è il solo collegamento tra la profezia orwelliana e l’odierna situazione politica italiana che ci spinge a cercare una risposta: vi sono molti altri paralleli (oltre al fatto che anche nella Fattoria degli Animali i maiali conquistano il potere) offertici dagli eventi di questi giorni.

L’organo della Repubblica italiana preposto a valutare la compatibilità con la Costituzione delle leggi approvate dal Parlamento, la Corte Costituzionale, ha fornito, proprio lo scorso 7 ottobre, una parziale risposta alla domanda che ci siamo posti; in generale nessuno vieta, se vi sono le motivazioni, che chi ricopre una carica pubblica possa avere dei “privilegi” riguardo alla possibilità di essere processato, rispetto agli altri cittadini, ma tutto dipende dal modo in cui si decide di modificare il principio dell’uguaglianza di fronte alla legge.

La Corte Costituzionale ha affermato quanto sopra non certo rispondendo a domanda diretta, ma valutando se le “Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato - (legge 124/2008)”, legge conosciuta impropriamente come “lodo Alfano”, fossero compatibili o meno con la Costituzione. La risposta, come sappiamo, è stata negativa. Tale legge, sospendendo i processi alle quattro più alte cariche dello Stato finché esse sono in carica, processi anche riguardanti fatti precedenti all’assunzione della carica stessa, confligge con l’art. 3 della Costituzione (“tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge”) e dunque avrebbe dovuto essere approvata come revisione della Costituzione stessa, cioè con due deliberazioni a distanza di tre mesi nelle due Camere, e con una maggioranza dei due terzi in entrambe le votazioni (art.138); poiché il lodo Alfano è stato approvato come una normalissima legge, in realtà esso confligge anche con tale principio.

I poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario) devono essere saggiamente suddivisi e soprattutto equilibrati affinché tale Stato possa dirsi pienamente democratico. Ancor più attenzione va posta nel regolare i casi in cui i poteri si intrecciano, per esempio in cui il giudiziario va ad influenzare l’esecutivo.

Quali differenze sussistono tra chi amministra i poteri e i normali cittadini? Sostanzialmente nessuna, specie di fronte alla legge (lo dice la Costituzione), tranne il fatto che chi ricopre un’alta carica pubblica si trova a svolgere funzioni talmente importanti e delicate da necessitare di una certa serenità; una serenità che sarebbe sicuramente compromessa, se contemporaneamente egli dovesse seguire processi e azioni giudiziarie che lo interessano. Questa, almeno, la tesi, considerata di per sé valida dalla stessa Corte, che ha spinto a proporre e ad approvare la legge di cui stiamo parlando. Ma allora il problema non è se vi sia questa necessità, il problema è il metodo con cui si crea un simile scudo contro i processi; e abbiamo già visto i problemi di compatibilità con la Costituzione che il lodo Alfano sollevava. Ma spingiamoci oltre, anche grazie all’osservazione di leggi simili in vigore in altri Stati democratici: è proprio necessario, e giusto, che vi sia un simile schermo anche per fatti precedenti all’assunzione della carica e non limitatamente all’esercizio delle funzioni in oggetto? È necessario che questo schermo si estenda ai membri dell’esecutivo, quando in tutta Europa (come “immunità”) si applica ai soli parlamentari, o al massimo ai capi di Stato (fuorviante ogni paragone con l’immunità di cui gode Sarkozy in Francia, essendo quella nazione una Repubblica presidenziale)? Inoltre: era questa legge una necessità così impellente per il Paese da approvarla in fretta e furia e scatenarci intorno una violenta battaglia politica?

Riflettendo su queste domande possiamo allontanare certi dubbi, oppure rafforzarli; ad esempio il dubbio che il “lodo Alfano” non fosse che una legge scritta appositamente, e tempestivamente (viste le tempistiche di certi processi proprio ora in corso), per l’unica delle quattro cariche che in questo momento abbia problemi con la giustizia, ossia il Presidente del Consiglio. E possiamo infine chiederci se un’innegabile maggioranza di consensi da parte degli elettori possa porre chi detiene il potere al di sopra delle leggi dello Stato, rendendolo più uguale degli altri. A sentire la recente sentenza, parrebbe di no; ma è solo l’opinione della Costituzione, naturalmente.


          Chi si loda s’imbroda – Un breve riassunto delle puntate precedenti

Nel corso dello scorso governo Berlusconi (2001 – 2006), la possibilità che il premier fosse condannato in un processo proprio durante i 6 mesi in cui il governo italiano presiedeva il Consiglio europeo (una possibilità in un certo qual modo imbarazzante) fece proporre al senatore Maccanico (appartenente all’opposizione) il lodo Maccanico. (Un “lodo” è, in sostanza, una legge che deriva dal compromesso tra le necessità di due contendenti mediato da un arbitro esterno, e in quel caso si trattava di una mediazione tra maggioranza e opposizione per garantire al premier, per i soli sei mesi in cui fosse stato presidente del Consiglio europeo, uno “scudo” dai processi.) Ciò che fu approvato ed entrò in vigore non fu in realtà un lodo, ma un emendamento, firmato dal senatore Schifani (appartenente alla maggioranza) e per questo passato sotto il nome inesatto di “lodo Schifani”, che semplicemente sospendeva tutti i processi in corso contro Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Presidente della Camera, Presidente del Senato (le “quattro più alte cariche dello Stato”) e Presidente della Corte Costituzionale, finché fossero stati in carica. Il lodo Schifani fu giudicato in seguito incostituzionale dalla Corte e abrogato, ma fece in tempo a sortire un effetto: l’assoluzione di Silvio Berlusconi nel processo SME cui si accennava in apertura.

Dopo l’entrata in carica del nuovo governo Berlusconi, nel 2008, il “lodo Alfano” (chiamato lodo solo per analogia con le vicende sopra citate) è stato sostanzialmente una riproposizione della medesima legge, anche se con certe differenze giuridiche rispetto al precedente lodo Schifani che ne avrebbero dovuto salvaguardare la costituzionalità, a favore delle quattro più alte cariche dello Stato. Nel settembre 2008, riguardo a due processi in cui si trova imputato il premier, il Pubblico Ministero di Milano ha presentato ricorso, accolto da entrambi i giudici, a causa di dubbi sulla costituzionalità della legge, rendendo necessario l’intervento della Corte costituzionale. Il 7 ottobre 2009 la Corte Costituzionale ha giudicato incostituzionale anche questo provvedimento e la decisione è stata duramente contestata dal governo in carica. Tra i vari motivi delle proteste, l’unico prettamente giuridico è stato il seguente: nella sentenza della corte sul lodo Schifani (2004) non c’era stato alcun riferimento alla necessità di un iter speciale per l’approvazione della legge, i motivi dell’incostituzionalità erano stati altri. Quindi, quando il governo ha redatto il lodo Alfano facendo in modo che non ponesse i problemi che aveva posto il lodo Schifani, la Corte avrebbe dovuto semmai “avvertire” di questa necessità.

In realtà dalla lettura della sentenza sul lodo Schifani si evince che la principale irregolarità era la stessa del lodo Alfano (contrastava con l’art. 3 della Costituzione) e che gli altri motivi non erano citati in quanto era sufficiente il primo per dimostrare l’incostituzionalità. Quindi ciò che valeva ieri è valso anche oggi, come è giusto che sia.

La tecnologizzazione continua...

lunedì 19 ottobre 2009 1 commenti
Dopo essere sbarcati con i nostri numeri direttamente sul sito del Copernico e su Facebook, abbiamo finalmente deciso di avviare un blog in cui metteremo alcuni fra i migliori articoli del nostro giornale ed eventualmente ne inseriremo degli altri la cui pubblicazione non è stata possibile o non è stata voluta sul giornale.
Detto questo, vi lascio al blog che col tempo comincierà a riempirsi.
Buona lettura!