Ho deciso di pubblicare la presentazione al progetto di Paolo Gruni sulla politica dei giovani (e non) a Prato, spero che col tempo possa diventare un progetto di punta del giornale.
Giovani e politica: mondi distanti?
Sono un diciassettenne, frequento la quarta superiore e come molti dei miei coetanei presto avrò il diritto votare. Io mi sono sempre interessato di politica, forse perché sono cresciuto in un ambiente intellettualmente stimolante, o forse per protesta contro un ambiente che non mi stimolava affatto. Comunque so per chi voterò, ho delle idee in cui credere che si sposano con la mia coscienza e che abbracciano i valori con cui sono stato educato. Il compito del politico è però confrontare le proprie idee e i propri valori con quelli delle persone che gli stanno vicino, imparando e insegnando nello stesso momento. Troppe volte, nel tentativo di discutere temi considerati “alti” mi sono scontrato con disinteresse, o peggio, con inconsapevolezza. Chiunque, a cui potrei chiedere commenti sull’aborto, sull’omosessualità, sull’immigrazione, mi risponderebbe in modo coerente con quelli che sono i valori in cui crede e con la sua concezione di giusto e sbagliato. Ciò nonostante una gran parte delle persone con cui ho parlato, ancora non hanno ricavato dai propri pensieri una posizione politica, oppure si dichiarano di una parte politica in contrasto con i loro pensieri; quando parlo di “parte politica” non mi riferisco ai partiti, divenuti per nostra sfortuna più importanti delle persone, bensì all’idea di giustizia che ciascuno ha, alla capacità di valutare gli avvenimenti senza badare alle bandiere. Il punto diventa allora: “Da cosa derivano queste opinioni?” oppure “Da cosa deriva un completo o parziale disinteresse?” Noi, come i nostri padri e i nostri nonni prima di loro, stiamo maturando, la differenza è però che il mondo politico di oggi è contemporaneamente distante e oppressivo. Bombardati in continuazione di nomi, leggi e interpretazioni partitiche, sentiamo sul collo il fiato di quella che molti hanno definito “la casta”, che resta però un’ombra giudicabile, ma intoccabile. Diceva Giorgio Gaber in una sua canzone: “La politica è schifosa, e fa male alla pelle”, forse questo potrebbe essere un motivo di distacco dal mondo politico. Io credo però che il contrasto tra i giovani e gli amministratori dello stato, o meglio, tra i giovani e lo stato, vada cercato proprio nell’incapacità di poter dire che la politica fa schifo, nell’incapacità di poter dire della politica qualsiasi cosa. Guardiamo impotenti queste figure giocare con la vita comune e il problema è che questa impotenza per molti, non è motivo di incazzatura. Sempre Gaber diceva: “Vorrei essere libero, libero come un uomo […] che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare, e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.” È dunque vero che la libertà oggi consiste nel chiamarsi fuori? Credo che nessuno di voi, accusato di essere ignavo, non si risentirebbe, eppure l’ignavia silenziosa, se non viene smascherata, continua a essere un modello. Quando però la dignità reagisce, troppo spesso ci si ferma ad una visione superficiale delle ideologie. Non sentitevi aggrediti da queste mie parole, naturalmente l’ ignavia e la superficialità prima descritte si riferiscono al rapporto con la politica, tema unico fino a adesso di questo articolo e, soprattutto, sono l’analisi non verificata fatta da uno studente e scaturita da una parte della sua esperienza. Secondo il mio punto di vista il disinteresse è un modo negativo di affrontare la politica ma qualche “disinteressato convinto” forse ha motivi più validi dei miei per sostenere la sua prospettiva. Riflettendo su questo tema mi sono chiesto: “Quanto è diffuso questo fenomeno? Quanti giovani non sono in grado di schierarsi? Quanti giovani si schierano senza sapere cosa comporta lo schierarsi con una determinata parte? Quanti hanno una visuale ristretta o nulla sul mondo politico?” Da queste domande è nata un’idea che già da un po’ di tempo frulla nella mia testa, girare un documentario per trovare, attraverso il contatto con la gente, una risposta ai miei quesiti e, speriamo, per dimostrare che ho torto marcio. Esatto, non spero affatto di avere ragione, se davvero i licei, culle dell’educazione e della formazione, straripassero di inconsapevolezza, saremmo di fronte ad un orizzonte piuttosto grigio. La ricerca, sia per i mezzi limitati, sia per scelta, per farvela sentire più vicina, sarà svolta sulla realtà pratese, saranno intervistate personalità importanti della attuale scena politica di Prato, ma assessori, consiglieri comunali, e, se mi sarà possibile, il sindaco, saranno solo comparse, personaggi marginali di questo documentario che sto progettando, in cui i veri protagonisti saranno i ragazzi come voi e come me, che stanno maturando nella ricerca o nel disinteresse di un identità politica. Quindi se un giorno passeggiando per il centro, incontrerete un tipo strano, con una telecamera e un quaderno su cui prendere appunti, molto probabilmente sarò io. Per fortuna o purtroppo ci sono delle leggi molto severe che riguardano le riprese di minorenni, perciò, nel lavoro finale, i vostri volti dovranno esseri oscurati, spero che la consapevolezza di essere irriconoscibili vi spingerà a dire ciò che pensate senza preoccupazioni; senza la paura di essere giudicati che troppo spesso ci influenza. Sul giornalino svolgerò un resoconto delle ricerche, gli interessati potranno leggere i risultati delle interviste, quelli annoiati da questi temi, potranno leggere le disavventure che spero mi capitino, dai litigi con gli assessori alle scaramucce con intervistati indisposti. Questo è un progetto in cui metterò molto impegno, se qualcuno avesse voglia di unirsi ad una inesperta e impacciata troupe di giornalisti, sarà sicuramente di aiuto e, sinceramente, sono convinto che potrebbe rivelarsi un’esperienza divertente. Cosa può avermi spinto ad organizzare la realizzazione di un documentario? Cosa (mi auguro) spingerà qualcuno a unirsi a me? Magari, come direbbe un mio compagno di classe, “C’ho le bombe”; può darsi invece che sia animato dalla volontà di informare e verificare idee che altrimenti darebbero vita solo a discussioni sorde, per lo stesso stimolo che spinge un bambino a confessare istintivamente un misfatto.
Per chi è davvero interessato a collaborare, questa è la mia e-mail: gruni.paolo@gmail.com
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